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mercoledì 14 marzo 2007

I lucchetti dell'amore...



"E' incredibile che una manifestazione di gioia debba subire un atto di vandalismo per colpa delle assurde critiche della sinistra". Il Presidente del XX Municipio, Massimiliano Fasoli, ha stigmatizzato così la sparizione di diversi lucchetti attaccati al lampione degli innamorati di Ponte Milvio. La segnalazione è arrivata stamani ai vigili urbani del XX gruppo da parte di alcuni passanti che hanno notato la mancanza delle serrature.

Nei giorni scorsi una querelle era nata tra quanti, a sinistra, chiedevano la rimozione dei lucchetti, e gli esponenti di centrodestra, compresi gli amministratori dell'ex circoscrizione, che difendevano il gesto come una spontanea manifestazione dei sentimenti giovanili.
"L'Acea - spiega Fasoli - aveva verificato che non esisteva alcun problema di stabilità". Sul "gravissimo atto vandalico" l'assessore municipale ai Lavori pubblici Marco Daniele Clarke e il vice presidente e assessore alla Cultura, Marco Perina, parlano di esplicite "responsabilità morali e politiche del centrosinistra e del Campidoglio".

Ma Veltroni rimanda le accuse al mittente: "Esistono dei disgraziati che questa notte hanno fatto una cosa stupida e inutile. Abbiamo accertato che i lucchetti non rappresentano alcun pericolo, quindi rimarranno lì".
"I lucchetti - aggiunge - mi piacciano e mi piace che ci siano nella mia città perchè sono un'espressione poetica molto bella". E poi conclude: "Ci tengo a ribadire che si tratta di simboli dell'amore e quindi eviterei qualunque tipo di strumentalizzazione politica. I ragazzi devono sapere che la città rispetta e tutela i loro sentimenti".

Intanto il Municipio sta avviando il percorso per lo svolgimento del concorso di idee 'Un lucchetto per amore' che ha già ricevuto l'adesione di alcuni studi di professionisti. Contatti sono stati avviati con il dipartimento Itaca dell' Università 'La Sapienza', e una prima risposta verrà data con installazioni di design che accoglieranno le serrature senza stravolgere il rito dei giovani.



Ragazzi ecco a voi un video accompagnato dalla canzone di T.Ferro"La paura che":

Promesse e Lucchetti:Un curioso rito d’amore sul Ponte Vecchio




Il nuovo film"Ho voglia di te"come l'omonimo libro dell'ormai famoso Federico Moccia,documentano l'esistenza della tradizione dei lucchetti di Ponte Milvio a Roma.Ma il fenomeno è originario di Firenze.
Una leggenda metropolitana (sì, si può parlare di leggenda anche se l’evento ha origini recenti), racconta che tutto ebbe inizio una quindicina di anni fa per merito degli allievi ufficiali della Scuola di Sanità in Costa San Giorgio a Firenze, i quali, il giorno del congedo, avrebbero usato il lucchetto dello stipo che avevano in caserma per chiuderlo intorno ad un cavo elettrico che penzola da una spalletta del Ponte Vecchio. Con questo gesto, e il conseguente lancio della chiave nelle acque dell’Arno, intendevano mettere un sigillo tangibile al loro amore verso la città che li aveva ospitati per un tratto della loro esistenza.
Si accennava alla leggenda perché la Scuola è ora definitivamente chiusa ed è quindi impossibile verificare la veridicità di quel racconto; dunque conviene consegnarlo all’ambito del favoloso, dell’immaginario, dell’incerto.

Quel che invece è certo, documentabile e sotto gli occhi di tutti, è il prodigioso proliferare di quelle piccole serrature che a poco a poco sembra vogliano imprigionare tutto quello che in qualche modo sporge nella parte centrale del Ponte Vecchio.
Perché ora che al cavo elettrico non è più lecito attaccarsi per ovvie ragioni di sicurezza, ci si rivolge alla piccola grata che circonda il busto di Benvenuto Cellini, ad antiche maniglie che sporgono dalle mura secolari, a vetusti ganci chissà a quale uso in passato adibiti.

Ma chi sono i protagonisti di questi singolari "incatenamenti"? Se originariamente - stando alle testimonianze di chi lavora da anni in quella zona del ponte - erano i freschi sposi giapponesi che, dopo la cerimonia in Palazzo Vecchio, si trasferivano sul ponte per le foto rituali, con il passare del tempo questa romantica pratica si è allargata a tutte quelle coppie che, innamorate non solo fra loro ma anche della città che li ospita, intendono suggellare quello stato d’animo scrivendo sul metallo i loro nomi, la data e talvolta una frase di circostanza, come "amore eterno", "uniti per sempre" o il più esotico "4 ever" e così via.

La Sovrintendenza alle Belle Arti guarda con curiosità e con indulgenza a questa pratica tutto sommato simpatica e, per il momento, innocua.
«Inoltre - riferisce un funzionario - solo pochissime città possono vantare il privilegio di una simile attenzione».
Che si sappia, questo tangibile legame di affetto si registra anche a Londra e a Parigi.